Notizie e curiosità

 

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Sunday, Jan. 29, 2006
Why Abby Won't Talk
By Wendy Cole / Philadelphiahttp://www.mutismoselettivoblog.net/documenti/Why%20Abby%20won't%20talk_Time%202006.htm

  da Wikipedia


           Riferimenti Culturali





















12-01-2009, 10:32 • Campobasso • Rubriche


La parola è un'ala del silenzio

di Carmen Cassero


È ormai noto che la nostra società si fonda sul concetto di " ragione ". Ed è anche noto che la ragione a sua volta si manifesta con la parola. L'uomo ha una fiducia incalcolabile nella potenza della ragione e quindi della parola. Quale miglior mezzo ha a disposizione per comunicare se non la parola?  Ma, parlare è comunicare?  No, spesso non lo è. Le parole che adoperiamo possono essere si tantissime ma prive di contenuto e di significato.

Non a caso il dramma dell'incomunicabilità è: si parla molto ma si comunica poco. Per esempio vi è mai capitato di voler essere da tutt'altra parte mentre qualcuno vi sta parlando o meglio vi sta vomitando addosso una quantità incalcolabile di parole prive di senso?  Parole sottolineate da un tono di voce per nulla carezzevole, prive di colore e calore, accompagnate da un gesticolare appariscente e fastidioso?  Insomma una conversazione svuotata del significato delle parole stesse. Questo è uno di quei momenti in cui vorresti il silenzio. Nella nostra società dove regna il rumore parlare di silenzio è facezia. Se si sta in mezzo alla gente, è obbligatorio parlare. Il silenzio è letto come assenza e non presenza quindi negativamente.

Chi non parla è colui che non sa cosa dire e procura imbarazzo all'interlocutore oppure viene visto come il sintomo di una conflittualità non dichiarata ma implicita. Eppure, stare in silenzio può essere un modo di ritrovarsi ed ascoltarsi di riprendersi un proprio spazio. Le culture orientali, in genere, utilizzano il silenzio: la sua funzione è tenuta in gran considerazione, sia come parte del rito che precede avvenimenti solenni, sia come momento di riflessione e saggezza della vita. Praticare il silenzio è un elemento indispensabile nella visione del mondo orientale per quel che concerne le interazioni tra l'uomo e la natura e tra gli uomini stessi. Anche nelle nostre certose il silenzio è la regola principale per non turbare la vita dei monaci.

Lì il linguaggio scompare e si libera la percezione del tempo. Il silenzio non ha vita solo nella religione Marcel Marceau è stato uno dei più grandi interpreti del teatro gestuale. Usata già nel teatro greco, l'antica tradizione del mimo crea una forma di comunicazione alternativa proprio rinunciando all'espressione verbale. Nella musica invece cosa sarebbe una partitura senza le pause?  Sicuramente una successione ininterrotta di suoni priva di espressione. Già alla fine dell'Ottocento Claude Debussy affermava di utilizzare il silenzio come mezzo espressivo. Ma è stato John Cage a portare all'estremo, nel 1952, la " Musica del Silenzio ", con la sua Opera 4.33. John Cage afferma che per eseguirla non c'è bisogno di essere un virtuoso: " basta indossare un abito da concerto, sedersi al pianoforte e fare silenzio per esattamente 4 minuti e 33 secondi ". Il pubblico così può ascoltare il silenzio, che silenzio non è, dato che la sala da concerto è piena di scricchiolii, colpi di tosse e bisbigli ".

Anche nella pittura Edvard Munch nel suo quadro più celebre " L'Urlo " ha dato voce al silenzio in un grido che trattiene il dolore anziché liberarlo. Il viso del personaggio in primo piano è deformato dalla sofferenza esistenziale che prova ogni uomo quando incautamente si affaccia nella propria anima. Il silenzio ha in se anche una buia parte, una dimensione drammatica che si sgancia dalla cultura. È il "silenzio muto ", senza parole, privo di senso, che sgorga dal dolore. È un urlo di dolore che nasce da un vuoto profondo che si esprime con una crisi radicale della comunicazione e l'impossibilità ad aprirsi alla relazione.

È il silenzio della malattia: depressione e schizofrenia. Anche i bambini purtroppo possono rimanere prigionieri dell'autismo o del mutismo elettivo. Secondo la psicoanalisi la risposta migliore paradossalmente è sempre il silenzio: non quello indifferente di chi non vuol sentire ma quello consapevole e accogliente del terapeuta che deve aiutare il paziente a raccogliere le tessere del proprio mosaico per costruire una nuova immagine. Il celebre psichiatra americano, Milton Erickson ha detto: se vuoi che qualcuno entri nel tuo mondo devi prima entrare nel suo.

Per entrare nel mondo degli altri è necessario l'ascolto e l'ascolto va da sé che è silenzio. Il silenzio è una piacevole scelta anche nei rapporti umani molto intensi. Non a caso il non detto è un codice comunicativo. " Ma Gesù taceva " ( Mt 26,63 ). Mi torna alla mente un pensiero di Pablo Neruda che mi ha sempre affascinata e che condivido appieno: la parola è un'ala del silenzio.  

 
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